New Generation Festival al Giardino Corsini per giovani talenti

La giovane orchestra del New Generation Festival
Metti tre sere di fine estate all’interno di uno dei più bei giardini della Penisola, sotto un chiaro di luna ed un cielo stellato, un’orchestra di giovani talenti internazionali e pubblico attento e competente ed allora si comprende perché il Primo New Generation Festival si è avviato sotto i migliori auspici.
L’idea di ospitare l’evento nel Giardino di Palazzo Corsini al Prato nel cuore di Firenze è partorita dalla talentuosità di Tommaso e Lorenzo Corsini, i due giovani fratelli della famiglia Corsini che si tanno ponendo all’attenzione nazionale per l’organizzazione di eventi collegati al patrimonio storico e culturale del Paese.
Il solido e secolare legame che unisce la capitale del Rinascimento con i sudditi di sua maestà britannica si è arricchita di un’ulteriore perla, lo si è notato soprattutto il giovedì pomeriggio, giorno dell’inaugurazione del Festival, allorquando uno stuolo di dame in ammalianti abiti da sera

Tommaso e Lorenzo Corsini
sottobraccio ad affascinanti signori in smoking e papillon, non pochi però si sono presentati in storici kilt, hanno invaso Via della Scala.
Netta la predominanza anglo sassone, atterrati a Firenze per seguire il loro preferito Glyndenbourne festival con la regia di Roger Granville e la scenografia di Michael Howells ed applaudire fragorosamente la giovane orchestra diretta dal giovanissimo Maximilian Fane.
Ottima la scelta di inaugurare il Festival con l’opera lirica “L’elisir d’amore” di Gaetano Donizetti su libretto di Felice Romani interpretata dal soprano armeno Anush Hovhannisyan nel ruolo di Adina, mentre il tenore sudafricano Khanyiso ha interpretato Nemorino, il baritono-basso Arshak Kuzikyan nei panni di Dulcamara, il baritono tedesco Johannes Kammler in quello di Belcore ed infine il soprano canadese Barbara Cole Walton ha interpretato Giannetta.
È stata una serata completa di successi, oltre a quello artistico anche al botteghino vi sono stati sorrisi con il tutto esaurito nelle prime due serate e pochissime poltroncine vuote la terza serata.
Durante l’intervallo i seicento spettatori hanno avuto a disposizione dei cestini colmi di prodotti della terra toscana per zittire i lamenti della fame nel mentre un quartetto jazz diffondeva note di autori classici a stelle e strisce.
Non può che ritenersi ampiamente soddisfatto Tommaso Corsini con il quale ci siamo intrattenuti in uno dei rari momenti di relax.
“Firenze sta subendo una metamorfosi della quale bisogna essere compiaciuti. L’arte, la cultura, le tradizioni, si stanno appropriando del loro ruolo primario che avevano in passato con le numerose iniziative che si stanno realizzando. Possiamo definirlo un nuovo Rinascimento? Di certo sono iniziative di notevole spessore e di valore assoluto non solamente nazionale”.
Tu e Lorenzo, seppur abbastanza giovani, vi siete cimentati in un’impresa che comportava non pochi rischi.

Bellezza ed eleganza
“Matti. Qualcuno sottovoce ha sussurrato che siamo matti ed un tantino incoscienti. Chissà. Non è stato facile né semplice organizzare un festival internazionale della lirica e poter contare su numerosi talenti che in tempi brevi diverranno famosi in tutti i teatri del mondo. È stato possibile realizzarlo solo perché Giorgiana e Filippo Corsini hanno avuto coraggio ed hanno creduto nel nostro progetto, un mecenatismo moderno del quale bisogna esserne fieri”.
Un progetto che si è concretizzato in poche settimane.
“Per un mese abbiamo badato solo al Festival, a sistemare ogni tassello e a preoccuparci che tutto funzionasse nel migliore dei modi. A volte basta un granellino di sabbia per far inceppare il meccanismo. Abbiamo profuso
il massimo delle energie e dell’entusiasmo senza risparmio. Ogni collaboratore ha offerto il massimo di sé”.

Due talenti del Festival
E alla fine siete stati premiati. Un eccellente risultato che premia anche la città visto il notevole flusso di stranieri che hanno assistito alle rappresentazioni.
“Il nostro intento è quello di fare cultura e tutti sappiamo che il turismo culturale genera benessere diffuso. Inoltre abbiamo riscontrato da parte della amministrazione pubblica parecchia comprensione, sono stati interlocutori che hanno capito appieno i nostri intenti. A Palazzo Vecchio sanno perfettamente che ogni iniziativa artistica, culturale, va incoraggiata perché è l’intero territorio a trarne vantaggi”.
In pratica la mente è già proiettata al Secondo Festival?
“A meno che non sorgano imprevisti insormontabili dovremmo rivederci nel 2018. Vi sono alcuni particolari da modificare ma il quadro generale dovrebbe essere questo. Cercheremo di portare un numero maggiore di spettatori italiani ed arricchiremo ulteriormente il programma”.
Per ora godiamoci questo risultato.
Bruno Galante
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